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L’intervento di Claudio Coldebella a Meet The Best 2019

Chi conosce la pallacanestro italiana degli anni ‘90 e ‘00 non avrà difficoltà a ricordare Claudio.
Io lo ho conosciuto poco dopo il mio primo approccio alla pallacanestro: ai miei 14 anni quando Claudio giocava nell’Olimpia Milano.
A mio modestissimo parere una persona le cui caratteristiche da uomo e da atleta erano ben visibili: altruismo, abnegazione ed umiltà.
Ne ho avuto la prova ascoltando il suo intervento a Meet The Best 2019 ed in seguito potendo chiacchierare con lui.

Quello che farò sarà riportare l’intervento di Claudio facendo dei piccoli interventi per adattare l’audio al testo.

L’intervento di Claudio

Il mio intervento oggi è si basa sulla nostra presentazione fatta ad Euroleague per ottenere la wild card.
Vi farò perciò un excursus sulla città di Kazan e sulla società sportiva Unics.

nrd. Per brevità tralascio la parte su Kazan, città che da quanto riporta Claudio sembra molto interessante.

Palazzetto e l’evento partita

Unics oggi gioca alla Basket-Hall Arena, un palazzetto da 7.000 posti dotato di diverse forme di intrattenimento tra cui un palco per dj ed uno spazio per le cheerleader.
Proprio in questo periodo stiamo investendo in lavori di ammodernamento:

  • luci per migliore dell’evento partita
  • installazione del jumbotron
    Jumbotron Lakers

Quando leggo 7000 posti mi vengono in mente le difficoltà: stiamo facendo fatica ad avere il pienone. Ad oggi riempiamo il palazzo solo con partite di livello europeo o nelle partite di cartello come quelle con Chimki e CSKA.

Penso che la motivazione sia da trovarsi nel fatto che stiamo pagando un paese che purtroppo non ha investito nel settore giovanile correttamente.
Personalmente vedo il settore giovanile non come unicamente orientato alla creazione di giocatori, bensì come una fucina di persone di pallacanestro.
Attenzione: persone, non solo giocatori.
Le persone che formeremo saranno quelle che oggi riempiranno e domani i palazzetti.
Oggi da soli o con gli amici, un giorno con le famiglie.
Persone che vivranno la vita del club ed adotteranno la cultura del club.
Persone che daranno valore alla pallacanestro, non solo giocando, ma in tantissimi altri ruoli.

Questo però non è così semplice in Russia.
Qui c’è una parola che si sente molto: pobeda, Vittoria.
Sono stati fatti investimenti, ma indirizzati ad ottenere risultati sportivi.
Tuttavia già da quest’anno lavoreremo per migliorare.

Nella crescita di un club il palazzetto è fondamentale.
E nel palazzetto l’intrattenimento è fondamentale, la tribuna dedicata al dj ed alle cheerleader sono figlie di questa esigenza.
L’intrattenimento è un aspetto che in VTB va curato.

Faccio un esempio: l’all star game in Russia è da rimanere a bocca aperta.
L’edizione 2018/2019 è stata fatta alla nuova arena del CSKA: 15.000 posti.
Qui hanno organizzato l’all star game investendo cifre enormi in intrattenimento:

  • pre-partita
  • durante i tempi “morti” della partita
  • post partita

Questo non per vezzo, ma per allargare il più possibile lo spettacolo della partita per portare i tifosi a passare più tempo possibile al palazzo.

Durante un evento-partita in Russia oltre alla partita potete trovare per esempio:

  • tornei di playstation
  • clownerie
  • barbiere
  • sneaker stores per provare le ultime Nike o Adidas

La lega

Unics vive in un “contenitore” nuovo (ndr. nata nel 2008): VTB League.
Una lega un particolare perché vi partecipano squadre da diverse nazioni:

  • Russia
  • Kazakistan
  • Estonia
  • Biellorussia
  • Lettonia

Il livello è importante: siamo 13 squadre e più o meno ogni weekend competiamo con club di alto livello.

La particolarità di stare in questo campionato e partecipare a coppee europee sono i viaggi: sono incredibilmente lunghi.
Faccio un esempio: l’anno scorso siamo andati a giocare ad Andorra per poi andare sul campo di Astana.
Il viaggio di ritorno da Andorra è stato:

  • partenza da Andorra alle 7:00 di mattina
  • arrivo ad Astana 6:00 mattino seguente
    Viaggio Andorra - Astana

Questa particolarità comporta delle conseguenze nel mercato estivo: bisogna cercare dei giocatori che abbiano caratteristiche particolari.
Devono avere capacità di sacrificio e spirito di squadra e devono essere giocatori molto performanti perché il tempo per preparare la partita e le possibilità di riposo sono poche.

Claudio. Giocatore, (allenatore), dirigente

claudio coldebella meet the best

Oggi sono a Kazan. Ma come ci sono arrivato?
Il fato, il caso, le possibilità.
Parto da dove sono adesso per parlare di cambiamento.

Io come saprai ho iniziato da giocatore.
Racconto sempre questo aspetto al mio staff quando arrivano i giocatori stranieri.
Quando da 16 anni mi trasferii Castelfranco Veneto a Mestre per me fu quasi un dramma.
Nei primi due mesi finsi due volte di avere la febbre e chiamai a casa per farmi venire a prendere.
Oggi tengo in mente questo aspetto quando arriva un nuovo giocatore: dietro di lui c’è una persona, che può essere disorientata ed ha bisogno di attenzioni.

Ragionare su di me che oggi sono a Kazan mi fa venire in mente dei momenti in cui ho dovuto decidere.
Ne ho individuati 3 particolarmente importanti.

Il primo: lo straniero

jean marc bosman

Jean Marc Bosman è stato uno che ha cambiato il gioco.
Per chi non lo sapesse Jean è stato un giocatore di calcio che alla scadenza del contratto con la squadra locale si vide negata la libertà di cambiare squadra.
Decise di fare causa alla federazione belga di calcio e dopo 5 anni, nel dicembre 1995 vinse.

Fonte Wikipedia: “La corte sentenziò infatti che, in base al Trattato di Roma, un calciatore è assimilabile ad un qualsiasi altro lavoratore e che, pertanto, ha diritto alla libera circolazione nei paesi europei alla fine del contratto che lo lega ad una società di calcio.
Bosman così diventò famoso per questa contestazione tuttora conosciuta come Sentenza Bosman”.

Dopo sette anni in cui giocavo a Bologna sentivo la voglia di cambiare e provare nuove esperienze, sono sempre molto aperto da questo punto di vista.
Mi trasferii quindi all’AEK di Atene.

Coldebella AEK Atene
Non fu come a 16 anni lasciai Catelfranco Veneto (ne avevo 28), ma fu comunque un bel cambiamento.
Atene, Grecia: ero uno straniero.
Di questo uno dei primi ricordi è la sensazione di prendere il posto di qualcun altro.
Ricordo l’Oaka, era il periodo del boom economico.
In squadra eravamo 16 giocatori, non ci stavamo in uno spogliatoio, così ci dividevamo su due e casualmente si era creato lo spogliatoio dei greci e quello degli stranieri.

Parlavo di momenti di scelte: quello fu un momento importante, in cui scelsi di sedermi nello spogliatoio dei greci.
Cercai a fatica di comunicare con loro ed abbracciare un modo diverso di pensare, vedere, vivere una cultura diversa ed una pallacanestro diversa
Ricordo il primo anno come un anno di grandi difficoltà: novità.. traffico.. lingua.. ed un allenatore famoso in Grecia per la sua irruenza (ndr. Giannis Ioannidis)

Non ero l’unico straniero ne l’unico italiano che andava a giocare all’estero.
La differenza forse è stata che nel modo di vivere quell’esperienza: l’ho vissuta come qualcosa di positivo.

C’è un pò di Kazan li dentro: le cose non le vedi subito ma poi ti arrivano.
Io oggi sto facendo un pò di fatica col russo: i russi non sono così aperti, ed in più il mio staff ed un giocatore sono greci.

Il secondo – Serendipity

Nel mio percorso in Grecia ho vissuto, subendoli, i problemi finanziari del club.
Erano gli anni del boom economico ed anche quell’anno eravamo partiti con un roster molto importante. Tuttavia sopraggiunti questi problemi ogni 2 settimane un compagno a ragione se ne andava.
Io per una serie di ragioni non me la sentii di andarmene.
Da quella situazione ho tratto un grande insegnamento per il dirigente che sono oggi: non fare mai come fecero quei dirigenti che non ci coinvolsero negli accadimenti del club.

Quello fu un altro momento di cambiamento, di scelta: fare qualcosa e dimostrare che il mondo cestistico non era così.

Mi diedi da fare: frequentai un corso di organizzazione organizzato da Giovanni Palazzi di Stageup.
Studiai e ragionai: cosa potevo fare per portare valore in quella situazione?
L’anno prima ad Atene si erano giocate le finali di Eurolegue ed era stato costruito un impianto meraviglioso. Io sono di Treviso ed in quel periodo Treviso era la capitale Europea della pallacanestro: avrei riproposto la Summer League.

Organizziamo la FIAT Summer League di Salonicco, con tanto di corso per manager e clinic per allenatori, portando cose che avevo già visto da altre parti.

E li imparai una cosa fondamentale: l’importanza delle relazioni.
Li, leggo il nome di uno sponsor e mi viene in mente un consiglio che do ai miei giocatori: cercate di fare una mappa delle vostre relazioni, perché un giorno potrebbero essere la porta su nuove opportunità, e voi potreste essere lo stesso per altri.
Io detto onestamente giocavo a basket, non avevo grandi conoscenze extra-cestistiche, ma mi diedi da fare e ciò che colsi e poi ho colto nella mia carriera è dovuto alle possibilità per cui devo ringraziare le persone.

Mi ricordo che alzai il telefono e chiamai Gherardini: “Maurizio, tu hai fatto la Summer League a Treviso: mi daresti una mano?
Lui mi mandò tutto: numeri degli agenti per chiamare i giocatori, l’elenco delle cose da fare e mi diede moltissimi consigli.

Quello fu il momento in cui feci mio il concetto che noi dirigenti abbiamo l’obbligo della disponibilità a raccontare come noi svolgiamo il nostro lavoro.
Apprezzo molto chi ha la disponibilità ad aprirsi e raccontare le proprie abitudini.

Sentivo prima che si parlava di me da ex allenatore.
Ci sorrido un pò pensandoci.
Feci il corso da allenatore ma con il fine di capire il linguaggio e le dinamiche di un allenatore e di uno staff tecnico.
Di questi anni mi ricordo la grande volontà necessaria per diventare dirigente.
Anni in cui studiai molto ( fonte Wikipedia “Sports Managemente&Event Management” alla SDA Bocconi, “Management Events” presso StageUp Sport&Leisure Business (Bologna) e “Management Training Program” di Adecco Group) ed andai a vedere tutti i principali eventi cestistici.
Ad uno di questo, le finali di Eurochallenge il buon Virginio Bernardi mi disse: “vuoi fare l’allenatore o no?”
No, è stato una bella esperienza, ho imparato ciò che mi serviva, mi piacerebbe fare il dirigente.
Fu lui a darmi le prime imbeccate ed arrivai a Caserta.

Il terzo – Il dirigente

Arrivò poi il periodo della Benetton.
Mi si aprirono le porte di un club organizzato ai massimi livelli dove ero fortunatamente coinvolto in questioni extra sportive.
E poi un cambiamento repentino quando Benetton decise di uscire che mise in moto in molti di noi l’istantanea voglia di ripartire.
In seguito l’esperienza in Lega Nazionale Pallacanestro: esperienza caratterizzata dalla voglia di dare una mano al mondo cestistico, un’esperienza che definirei “politica”.

Varese e poi Kazan.

Non nascondo che si tratta di un cambiamento importante, culturale e di mentalità.
Eppure vedo già che un pò alla volta riesco a portare la mia esperienza.
Il mio obiettivo nel club è sicuramente aumentare il valore e la cultura del settore giovanile.
Se l’Unics riuscirà a dare valore a quella parte sono sicuro che arriveranno dei risultati, magari non sportivi, ma sicuramente recuperando iscrizioni e riempiendo il palazzetto.
E’ un club che mi sta ascoltando.
Come dicevo in Russia si sente molto la parola pobeda, Vittoria.
Io sono sicuro che se riusciremo ad avere dei risultati, inserendo magari qualche nostro giovane, questo obiettivo diventerà realtà.

Elementi fondamentali della mia carriera.

Passione
Se non la hai per il tuo lavoro è dura, figurati a -20°.

Conoscenza
Ho sempre questo cruccio di non aver frequentato con più assiduità l’università a Bologna.
Il mio lavoro oggi è il 90% di quello che ero da giocatore: ero uno che collaborava, ho chiesto a Kazan di avere degli open space.

Curiosità
Ci sono tante possibilità di lavoro nel mondo cestistico, tante idee da sviluppare.
Quando le persone hanno passione, si riesce a farlo: bisogna stare all’erta.
Vero tutto, ma senza un’altra cosa tutto diventa difficile.

Possibilità e relazioni.
Devo ringraziare chi mi ha dato le possibilità: mi auguro che al nostro interno ci sia l’intenzione di darci e dare nuove possibilità a chi ci circonda.

Chiudo affermando che il ruolo del dirigente sia importantissimo, se il basket fosse un tavolo le gambe sarebbero giocatori, allenatori, arbitri e dirigenti.
Noi abbiamo bisogno di bravi dirigenti di squadre giovanili, di A, di B, di Legabasket.

adisp logo

A luglio è nata ADISP, l’Associazione DIrigenti Sportivi Pallacanestro: l’espressione della volontà di dare valore ad una figura che tutti vogliamo sia una capace, seria, competente.
Siamo forse noi dirigenti i primi a doverci dare da fare per ambire ad evolverci ed evolvere per il bene della nostra tanto amata pallacanestro.
Mi auguro che le iniziative come queste siano sempre di più: sono belle, aiutano e fanno piacere.

Grazie per l’ascolto.